Il Santa Maria della Scala altra vittima del mal governo della città

Dopo la mungitura ultradecennale che tutta la classe politica ha fatto del Monte dei Paschi e della relativa Fondazione, con la fine del benessere economico dell’istituzione che doveva controllare l’operato della Banca (e invece, come sappiamo, ne ha subito le scelte) le conseguenze sociali non hanno tardato farsi sentire. Oggi tutti strillano contro capri espiatori che poco hanno a che vedere con la tempesta che sta per abbattersi sulla città di Siena, depauperata del suo bene più prezioso da un manipolo di persone interessate più ai loro interessi personali che al bene della città.

Non dimentichiamoci infatti che la chiusura del SMS segue quasi a ruota la messa in cassa integrazione, ormai caduta nel dimenticatoio, dei 107 dipendenti di Siena Biotech, altra azienda che viveva quasi esclusivamente dei contributi della Fondazione. Ma ora arriveranno 400.000€ direttamente dalla Regione Toscana, dopo che Enrico Rossi ha fatto visita a Siena, che forse permetteranno al Santa Maria della Scala di sopravvivere almeno fino alle elezioni amministrative di maggio, quando le forze politiche senesi dovranno sperare nella memoria corta dei cittadini.

Proprio per suddetti cittadini è bene ricordare che la causa della cessazione dei cospicui finanziamenti della Fondazione, che tenevano in piedi gran parte delle risorse senesi, Santa Maria della Scala compresa, ha inizio l’8 novembre del 2007 quando alle ore 14:46 la “Banca Monte dei Paschi di Siena comunica che ha raggiunto un accordo con Banca Santander per l’acquisto di Banca Antonveneta per un importo di 9 miliardi di euro. […] Interbanca, entità di Banca Antonveneta, che opera come banca corporate e delle imprese, non costituisce oggetto della vendita.”1. E’ bene ricordare che in quel giorno, comodamente seduti nella Deputazione Generale e nella Deputazione Amministratrice Fondazione MPS, presieduta da MANCINI GABRIELLO, erano presenti tutte persone nominate dalle forze politiche cittadine il cui elenco completo di nomi e cognomi è disponibile in rete. Forze politiche che fortemente vollero la privatizzazione del Monte nel 1995, madre di ogni successiva disgrazia: ossia tutta la maggioranza che allora governava, il sindaco Piccini in testa, e tutta l’opposizione che all’epoca scalpitava sì, ma perché si privatizzava la banca con eccessiva lentezza.

Non vi erano in Fondazione persone nominate dal Commissario Laudanna, contro il quale oggi tutti si scagliano, ma nomi che riconducono trasversalmente a tutte le forze politiche della città, in primis del partito che per oltre 50 anni ha spartito poltrone e potere a Siena.

Invitiamo pertanto i cittadini a non cadere nell’inganno di chi vorrebbe sviare le responsabilità e rivolgere lo sguardo verso coloro che sono, e saranno, i responsabili di tutte le chiusure e i licenziamenti che coinvolgeranno Siena nel prossimo futuro, nella speranza che la città non continui a perseverare nell’errore: la città merita amministratori capaci, non politicanti allo sbaraglio !

Movimento Siena 5 Stelle

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