“Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi”

Michele Serra sull’Amaca de “La Repubblica” del 5 settembre ha scritto che la cultura politica del Cinque Stelle, col suo “terrore quasi superstizioso della politica come mestiere” e col mito del “cittadino che si fa carico in proprio della cosa pubblica” è in “questa fase storica un gravissimo ostacolo alla formazione di una nuova, vera classe dirigente”.
Quando sentiamo parlare della necessità di una classe dirigente (e magari anche di un leader che è la traduzione letterale di führer e duce) all’altezza della situazione, ci viene spontaneo pensare che chi fa simili affermazioni o è un estremista di destra o è ignorante o è in malafede. Poiché pensiamo che Serra non appartenenza a nessuna delle tre categorie, vorremmo porgli questa domanda: stando alla storia e all’attualità, in quali casi la “felicità” (ossia l’emancipazione culturale, sociale e economica, in sintesi la civiltà) di un popolo è dovuta alle qualità della sua classe dirigente?
Dai due momenti di massima evoluzione della storia dell’uomo, quella della Grecia classica e quella dell’Umanesimo-Rinascimento dell’Italia comunale, sono arrivati sino a noi centinaia di nomi di pensatori, artisti e letterati, ma non il nome di un solo politico (Pericle a Atene e il Magnifico a Firenze, politici professionali, non furono la causa, ma un effetto dello splendore di quelle città e comunque proprio grazie al passaggio di quei due, oggi classificati tra i massimi esponenti della classe dirigente nella storia dell’uomo, quello splendore si spense per sempre).
E quanti in Italia conoscono il nome anche di uno solo della classe dirigente dei paesi più evoluti del mondo attuale? E meno che mai della Svizzera, dove secondo alcune ricerche vive il popolo più felice e ricco del mondo nel territorio più povero di risorse d’Europa. Eppure con la Svizzera abbiamo in comune la massima parte del confine territoriale e una parte del popolo, ed è l’unico paese al mondo che abbia l’italiano come lingua ufficiale. Ciononostante, come per l’Olanda o la Scandinavia, chi conosce il nome del capo dello stato o del governo svizzeri? Non si sentirà mai dire che Tizio, capo della maggioranza in Svizzera ha proposto la tale legge e che Caio, capo dell’opposizione invece ne ha proposta l’abolizione, ma si sentirà sempre dire che attraverso il referendum è il popolo svizzero che ha approvato o bocciato una legge.
In tutti questi evolutissimi paesi “il mito”, come lo definisce Serra, del “cittadino che si fa carico in proprio della cosa pubblica” è realtà. E quelle classi dirigenti hanno così poco potere da risultarci del tutto anonime. E tutti sappiamo bene che in quei paesi i nomi dei massimi esponenti della nostra classe dirigente sono noti, anzi notissimi.
Insomma quanto più conta la società civile e meno conta la classe dirigente (ossia quanto più ci si avvicina alla democrazia diretta), tanto più il paese è civile, ricco e evoluto e viceversa. E questa è una regola che non ha eccezioni sul pianeta.
Ci piacerebbe infine che Serra riflettesse, infine, sulle seguenti enunciazioni che ovviamente gli saranno note e che immaginiamo condivida senz’altro.

“Non abbiamo bisogno di buoni politici, ma abbiamo bisogno di buoni cittadini” (J.J. Rousseau).
Non domandatevi cosa il governo può fare per voi, ma cosa voi potete fare per la nazione” (J.F. Kennedy).
Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi” (B. Brecht).

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