Una riflessione-denuncia sul DDL “Anticorruzione”

Vorrei fare una denuncia politica.

Lo stesso ministro della Giustizia ha detto pubblicamente, nei giorni scorsi, che trattasi di un compromesso politico fra le forze che appoggiano questo Governo e che è stato formulato in questo modo perché altrimenti le forze politiche non lo avrebbero votato.

Quindi è lo stesso ministro che ha disconosciuto la qualità del provvedimento. L’unico scopo di questo ddl è quello di indurre in errore l’opinione pubblica e far credere ai cittadini che stiamo emanando misure contro la corruzione per rispondere alle osservazioni e alle indicazioni dell’Unione Europea, contenute nella convenzione di Strasburgo.

Vorrei soltanto ricordare alcuni gravi errori contenuti nel ddl. Innanzitutto, vi è l’eliminazione del reato di concussione per induzione. La concussione è il reato del politico, del pubblico ufficiale e dell’incaricato di pubblico servizio, che, con violenza, minaccia o induzione, obbliga il privato a concedere denaro.

Ebbene non si è mai visto, nella storia giudiziaria italiana, un caso di concussione per violenza. Non si è mai visto, infatti, un politico prendere a martellate o a botte un imprenditore per farsi dare i soldi e non si è mai visto un procedimento penale per concussione per minaccia, perché nessun amministratore pubblico punterebbe una pistola alla tempia di un privato per farsi consegnare denaro.

Si è sempre vista, invece, la concussione per induzione, cioè quel modo di comportarsi del pubblico ufficiale, del politico o dell’amministrazione pubblico che mette il privato in condizioni tali da dover accettare una proposta che non viene neanche formulata perché imposta.

Questo si chiamava, fino a ieri, concussione per induzione ed era il reato tipico dei procedimenti che hanno invaso decine e decine di Procure della Repubblica in questi vent’anni della storia giudiziaria italiana. Ebbene, questo reato è stato eliminato: è ovvio quindi che il provvedimento che ci apprestiamo a votare non può che chiamarsi pro corruzione, perché aiuta a commettere reati ancor più gravi. Inoltre, contestiamo che non vi sia stato il ripristino del falso in bilancio, ossia la modalità attraverso cui vengono formate le provviste per pagare le corruzioni e le concussioni.

Fino a quando non si ripristina il reato di falso in bilancio è ovvio che non si interviene a monte sul problema. Infatti, un imprenditore, quando paga una tangente, non prende i soldi dalla propria tasca, ma se li procura utilizzando falsificazioni di bilancio della sua azienda.

Il governo Berlusconi aveva eliminato volutamente questa norma per poter giustificare i comportamenti del presidente del Consiglio. L’esecutivo tecnico ci dice, oggi, che ha dovuto trovare un compromesso politico, altrimenti il provvedimento non sarebbe stato approvato.

Per noi questo non è un compromesso politico, ma un coinvolgimento. Si tratta di complicità politica. Inoltre, riteniamo che sia stato un errore grave quello di aver previsto la riduzione della repressione penale, e non l’aumento, perché è vero che è stato stabilito il traffico d’influenze private, ma addirittura con una punibilità che è inferiore rispetto a quella per il millantato credito. Vale a dire, se solo ci riflettete, che se una persona millanta suoi interventi presso un pubblico ufficiale viene condannata a quattro anni, se invece lo fa veramente a tre anni.

Questa ci sembra un’assurdità, ma comprendiamo le ragioni per cui è stata fatta: si vogliono evitare le intercettazioni telefoniche e l’intervento su questo tipo di reato con mezzi istruttori. E quindi si deve mettere una pena tale per cui interventi istruttori in tal senso non possono essere fatti. Pertanto, ancora una volta, questo provvedimento raggira la volontà dei cittadini.

Per di più, non capiamo perché sia stata eliminata l’interdizione automatica dai pubblici uffici. Così come non comprendiamo per quale ragione sia stato delegato al governo l’inserimento di una norma che noi riteniamo fondamentale: la non candidabilità delle persone condannate: non c’era bisogno di fare un provvedimento, bastava inserirla direttamente in questo ddl.

Per questa e per mille altre ragioni, noi riteniamo, come sottolineato anche dall’Anm e dal Csm, che siamo di fronte all’ennesima occasione mancata, ad un’amnistia parziale, anzi, aggiungo io, mascherata.

Concludo il mio intervento con un accorato appello al Capo dello Stato affinché, con il suo intervento, possa rimandare l’atto al Parlamento per una rilettura complessiva. Le Camere si assumano le proprie responsabilità e facciano finalmente un provvedimento che serve ai cittadini, senza più nascondere sotto il tappeto le magagne di questa politica.

Giorgio

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