Le mani (dei partiti) sulla Città – Taverne d’Arbia

Inizia da Taverne d’Arbia, popoloso quartiere dell’hinterland senese, il nostro viaggio lungo le periferie di Siena, alla scoperta del degrado e degli scempi.

Gli impianti sportivi di Taverne d’Arbia

All’improvviso, dopo la rinuncia da parte comunale al megalomane progetto della cittadella sportiva, Taverne d’Arbia diventa oggetto di campagna elettorale: la società calcistica dell’AC Siena invia presso la società sportiva dell’ASTA un paio di emissari a proporre il nuovo progetto degli impianti sportivi di Taverne d’Arbia che prevedeva la costruzione di un campo sportivo in erba naturale ed uno in erba sintetica con tanto di illuminazione notturna e spogliatoi.

Niente male, a tal punto che proprio per i fini sociali contenuti nel progetto, oltre al Comune di Siena anche l’AVIS mette a disposizione  terreno di sua proprietà utile alla costruzione degli impianti.

Il patto prevedeva che gli impianti sarebbero stati costruiti a spese delll’AC Siena la quale si accollava anche le spese aggiuntive che la società calcistica dell’Asta Taverne si sarebbe vista costretta ad affrontare per gli spostamenti in altri campi di calcio fino alla fine dei lavori. Completati gli impianti, il Siena Calcio si sarebbe allenato qui insieme all’Asta Taverne che avrebbe svolto la sua attività socio-sportiva, oltre che provvedere alla gestione degli impianti.

Finalmente anche Siena avrebbe avuto i suoi impianti sportivi, dove i tifosi potevano seguire la loro squadra anche negli allenamenti senza spostarsi in quel di Colle Val D’Elsa.

Un bel giorno, però, è successo che il mutuo richiesto al Credito Sportivo dall’AC Siena, non è stato erogato in quanto venivano a mancare le garanzie fideiussorie della Banca MPS in piena crisi finanziaria. Da lì in avanti tutto si è bloccato, compreso i pagamenti ai fornitori dei materiali, tanto che la società sportiva dell’Asta in una sera dell’ottobre 2012 organizza presso la palestra di Arbia un’ assemblea pubblica per mettere il problema a conoscenza della cittadinanza. In quella stessa sede l’AC Siena prendeva l’impegno di pagare i fornitori per i lavori fino a li svolti.

Oggi, in epoca di commissariamento comunale, non è dato sapere lo stato d’avanzamento lavori, ma dalle riprese effettuate i primi di febbraio 2013, è chiaro che la struttura sta subendo l’azione dirompente degli agenti atmosferici e dell’incuria dovuta all’abbandono.

Gli Ex Molini Muratori

Si tratta di una proprietà privata a fini industriali: fino a metà degli anni novanta produceva mangimi per animali, per poi chiudere. Qualche anno fa hanno provveduto a smantellare le coperture in pericolosissimo Eternit, per poi lasciare il tutto nello stato d’abbandono in cui si trova adesso. Il sito si presta a discarica abusiva e le immagini di rifiuti abbandonati al suo interno ne sono la prova. E’ certamente un sito da riqualificare urbanisticamente nell’ottica del “zero consumo suolo” e da inserire in un piano di sviluppo AMS (Area Metropolitana Senese) comprendente le frazioni di Arbia Scalo e Casetta.

La nuova sede della Pubblica Assistenza

La Nuova Pubblica Assistenza è un progetto di ampliamento della sede di Taverne d’Arbia, finanziato dalla Fondazione MPS. Terminati i finanziamenti, i lavori sono bloccati ormai da tempo e non è dato sapere quando -e se- riprenderanno.

Gli argini del fiume Arbia

Lo stato di manutenzione degli argini del fiume è di vitale importanza per la sicurezza e la salute degli abitanti di Taverne d’Arbia. Certo non siamo ai livelli di degrado degli argini nei primi anni novanta, quando le forti piogge provocarono lo smottamento dei tronchi che ponendosi di traverso lungo l’arcata del ponte fecero esondare il fiume che allagò buona parte del centro abitato e distrusse tutte le infrastrutture abusive di ricovero animali poste lungo gli argini.

Oggi questi stessi argini sono terra di nessuno e pieni di rifiuti, oltre che spazi ospitanti strutture abusive in lamiera. E’ necessario che la Provincia di Siena, l’ente competente a cui spetta la loro manutenzione si faccia subito carico del problema e provveda quanto prima alla bonifica.

Per quanto concerne la parte comunale, gli spazi occupati dalle erbe infestanti, con la collaborazione della cittadinanza interessata potrebbero certamente essere riconvertiti in orti urbani.

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