LETTERA APERTA AL PROCURATORE GENERALE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI SIENA

Spett.le Procuratore Generale della Repubblica

Come cittadini senesi, residenti o meno in questa straordinaria città, che la vivono, o vi lavorano, ci siamo sentiti in dovere di scriverLe questa lettera che non deve essere interpretata per nessuna ragione come un’ingerenza nelle sue prerogative professionali e istituzionali, bensì come un appello accorato, quasi disperato, per restituire un futuro a questa città, che a noi, al momento, appare difficile immaginare. Lo consideri, quindi, un gesto di solidarietà al suo operato, da cui, siamo fermamente convinti, possa passare la prima e più importante fase di rinascita della città. Siena, infatti, sta attraversando il periodo più buio della sua storia recente. E tuttavia, noi crediamo che il peggio debba ancora venire. Lo sfascio provocato da una banda di politicanti allo sbaraglio rischia di minare seriamente e definitivamente il tessuto sociale della nostra comunità. Ci aspettano nuove, sconosciute, povertà; il morto, invece lo abbiamo già avuto, facendo così accostare Siena a due delle più terribili ed oscure vicende italiane, i crack dell’Ambrosiano e della Parmalat, con le quali non vorremmo mai fossimo legati da un filo rosso che ci parla di gestione criminale di ciò che è bene collettivo. Forse, fra alcune decine o centinaia di anni, questo periodo sarà solo una pagina di un libro di storia, ma a noi interessa averlo attraversato senza aver voltato lo sguardo da un’altra parte e fatto finta di non vedere. Cosa ci aspetta, invece, nel breve e nel medio periodo, non lo sappiamo. Quali sono le reali prospettive di tenuta e di rinascita? Sappiamo tutti che questa città ha un’unica e straordinaria opportunità per rinascere e, al tempo stesso, fare giustizia, almeno parzialmente: recuperare una parte del “bottino” dell’operazione Antonveneta! Così come è stato fatto a Parma, dove di fronte ad un crack di 14 miliardi, si è riusciti a recuperare circa 1,5 miliardi di euro: più del 10%.

Fatte le dovute proporzioni rispetto agli oltre 20 miliardi vaporizzati nell’operazione Antonveneta, farebbero 2 miliardi di euro.

Al fine di tentare di recuperare almeno una parte del patrimonio che, ci teniamo a sottolinearlo, era -ed è- della nostra città, è necessaria una straordinaria mobilitazione capace di rimettere insieme le migliori energie di Siena, comprese le poche – pochissime – istituzioni non infettate dal groviglio armonioso che l’ha stuprata. Siamo convinti che la magistratura inquirente ne faccia parte e che si meriti tutta solidarietà necessaria in questa vicenda.

Al momento, nelle patrie galere, sono finiti solo i pesci piccoli di vicende laterali che pochissimo hanno a che vedere col clamoroso caso Antonveneta, mentre personaggi impresentabili continuano a passeggiare impunemente per il Corso. Troppo poco, signor Procuratore, per le speranze di questa città. Non sono né i pochi spiccioli sequestrati recentemente né le presunte truffe della banda del 5% che ci interessano, ma i 20 miliardi partiti da Siena e finiti (tutti ?) al Banco di Santander per l’acquisto di una banca che valeva meno di 3 miliardi di euro !

Sappiamo di chiedere molto a Lei ed al Suo Ufficio, siamo consapevoli delle enormi pressioni politiche ed “istituzionali” di cui certamente siete oggetto, ma è altrettanto indubbio che la resurrezione di questa città passa per la vostra azione. Solo se la Magistratura senese riuscirà ad andare fino in fondo alle responsabilità civili e penali di questa vicenda, sarà possibile per la Banca, per la Fondazione ed infine per la Città recuperare almeno una parte del proprio patrimonio.

Sono passati ormai 5 anni da quell’operazione sciagurata che passerà alla storia come la peggiore del suo genere. Troppi. E’ il momento di chiudere questa vicenda nell’unico modo possibile: facendo Giustizia. Siena non chiede nulla di più, nulla di meno.

Noi saremo dalla sua parte.

Movimento Siena 5 Stelle 

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