L’intervento integrale di Beppe Grillo all’Assemblea MPS

Dal recente decreto di archiviazione sull’inchiesta Mussari -Vigni:

“Questa manifesta insussistenza di interesse per la banca trova conclusiva conferma nelle evidenze che emergono e da altre operazioni poste in essere dai vertici aziendali dell’epoca e che sono tuttora oggetto di indagine, ciò che costituisce una preziosa conferma di un interesse del tutto estraneo a quello della Banca. Tali indagini valorizzano infatti, in modo deciso e inequivocabile, il profilo della sussistenza in capo ai vertici di MPS nel quinquennio 2006/2011 (Mussari, quale presidente e Vigni, quale direttore generale) di un modus operandi autoreferenziale, verticistico ed asservito al soddisfacimento di interessi in generale distonici rispetto a quelli dell’ente. Ciò vale con particolare riferimento alla presenza di interessi e sollecitazioni esterne alla banca e ascrivibili in prima battuta al panorama politico locale e nazionale”.

Da questo decreto risulta chiaro che Mussari e Vigni obbedivano a ordini di politici locali e nazionali e anche se i giudici non ne fanno i nomi è evidente che sono politici del PD che aveva il controllo della Fondazione Monte dei Paschi. La peste rossa non ha per ora nomi, ma ha un preciso indirizzo, via Nazareno Roma.

Signori Azionisti, la svalutazione del titolo di MPS è devastante. Nel ’99, con la prima quotazione in Borsa il titolo arrivò a cinque euro. Il MPS, subito dopo la privatizzazione era ancora l’ottima banca del periodo pubblico con un valore di 20 mld. Oggi, se si calcolano gli utili non fatti, gli aumenti di capitale e 15 anni di inflazione, il suo valore dovrebbe essere di 50 mld. Invece il titolo è crollato a 0,1/0,2 euro e il valore complessivo a 2/3 mld. La più grossa distruzione di valore della storia finanziaria del Paese e forse dell’Europa. Agli inizi degli anni ’90 geni del pensiero economico come Giuliano Amato, Massimo D’Alema e Franco Bassanini, sostenuti da istituzioni come la Banca d’Italia gridarono: “Il sistema bancario italiano pubblico è la palla al piede dell’economia nazionale!” 

Quando scoppia la crisi dei subprime USA le banche private ex-pubbliche, in testa quelle che erano state di gran lunga tra le migliori d’Europa: MPS, Intesa Sanpaolo (comprende la Cariplo) e Unicredit (Credito italiano e una lunga serie di Casse di Rispamio), diventate con gli accorpamenti i tre più importanti gruppi bancari privati del Paese sono tutte tecnicamente fallite. Il peggiore MPS che in quanto a solidità e liquidità era la migliore d’Europa. Perché MPS è diventata lapeggiore
Lo chiedo a voi, azionisti che vi ritrovate in mano azioni che ora valgono solo 10 o 20 centesimi l’una. Siena è stata la città più rossa d’Italia: anche il 58% dei voti al vecchio PCI. Ma i vecchi, ottimi compagni, quelli dell’antifascismo, della lotta partigiana e poi delle lotte contadine e operaie, si erano guardati bene da mettere le mani nella banca. Ma quei compagni non ci sono più o non hanno più potere. Il potere durante le convulsioni nominalistiche (Pci>Ds>Pds>Pd) è passato alle nuove generazioni, quelle che la ricchezza non sanno produrla ma sanno bene come sottrarla a chi la produce e dissiparla senza la minima preoccupazione per cosa sarebbe successo quando quella ricchezza fosse stata tutta consumata. La peste rossa.

Con la privatizzazione nel 1995 del Monte, il 100% delle azioni sono in testa alla Fondazione che il Pd di allora si affretta a controllare tramite il Comune e la Provincia nominando tutta la Deputazione Amministratrice, quindi il Cda, compresi elementi dell’opposizione totalmente asservita: muta, cieca e sorda. Praticamente da subito la banca smette di fare utili, arrangiandosi a dimostrare di avere guadagnato con il plusvalore derivante dalla vendita di cespiti attivi (immobili, partecipazioni, mutui, riserve ecc.) che ha in pancia anche da secoli a valori estremamente bassi: praticamente paga dividendi agli azionisti mangiandosi il capitale e le riserve e pagando sugli utili inesistenti il 48% di tasse allo Stato . Il processo diventa rovinoso quando nel 2001 il Pd manda alla Fondazione Mussari come presidente. Nel 2006 Mussari, scaduto il vecchio presidente MPS, si autonomina presidente della Banca. Al suo attivo ci sono le operazioni in perdita secca di Banca 121 e dell’Antonveneta. 

L’arrogante disinvoltura di Mussari & C. non ha precedenti nella storia degli affari. Botin, presidente dello spagnolo Banco Santander compra nel 2007 per 5 mld l’Antonveneta dall’olandese Amrobank. La rivende solo tre mesi dopo per 10mld a MPS. Sempre Botin ha dichiarato ai giudici senesi che l’affare è stato trattato in 48 ore con tre telefonate senza neppure un incontro tra le dirigenze delle due banche e senza una clausola di garanzia per eventuali vizi o difetti nascosti. Dopo si è scoperto che l’Antonveneta era in piena crisi e che il suo valore reale non era neanche di 3 mld, e che l’acquirente aveva anche l’obbligo di rimborsare ben 7 mld all’olandese Amrobank per un prestito fatto alla comatosa Antonveneta. Tutte cose che il venditore si era guardato bene dal rivelare agli acquirenti. L’acquisto di un bene che valeva meno di 3 mld e pagato 17 mld, viene fatto in 48 ore per telefono senza alcuna garanzia. Per assorbire l’Antonveneta con le sue 1.000 filiali il Monte ha dovuto disfarsi di 500 altre filali per eccesso di presenza sul mercato: 500 delle 1000 filiali dell’Antonveneta sono state comprate invano. Come non pensare che dietro non ci siano poteri forti che hanno manovrato tutto, come non restare basiti di fronte alla acquiescenza di Bankitalia e Consob che non hanno sollevato, come era loro dovere, alcuna obiezione di fronte a questa operazione? Tutto il PD, e con esso tutto il Paese, invece plaudì al nuovo, giovane genio bancario italiano. La Borsa no: la borsa premiò subito il Santander con un +14% e punì MPS con un -10%. Il Banco Santander ha guadagnato in due o tre mesi 5mld puliti puliti. In questi giorni è stato deciso l’aumento di capitale, appunto di 5 mld. Perché nessuno , vista la coincidenza, ha rassicurato che quei 5 mld non sono gli stessi? 

Poi nel 2011 il bubbone scoppia e la magistratura entra nella vicenda. E scopre quello che tutti sapevano, l’inquinante ruolo della politica, della peste rossa, (chissà di quale partito?) nell’allucinante vicenda di una banca che in 10 anni passa dall’essere la più solida d’Europa alla larva attuale. In un documento ufficiale del 14 aprile., la Procura di Siena accerta a carico del ex-presidente Mussari e dell’ex direttore generale Vigni e di qualche personaggio minore il generalizzato perseguimento di “interessi in generale distonici rispetto a quelli dell’Ente” e “interessi e sollecitazioni esterne alla banca e ascrivibili in prima battuta al panorama politico locale e nazionale” . Chissà quali sono i partiti di quel panorama! 

Nel 2011 Mussari, nel frattempo premiato anche con la presidenza dell’ABI, e molti dei suoi compari vengono cacciati dalla banca. I partiti devono trovare nuove facce. Il Pci-Pd non aveva che l’imbarazzo della scelta nella banca. Invece sceglie due alieni, mercenari della finanza, come Profumo e Viola. Ossia l’indagato sindaco Ceccuzzi del Pd sceglie l’indagato Profumo dato da tutta la stampa in odore di Pd (poi entrambi rinviati a giudizio per fatti pregressi). 

La questione assume anche un carattere ancora più tenebroso perché ci scappa il morto. Il responsabile della comunicazione, David Rossi, si getta dalla finestra del suo studio di Rocca Salimbeni dopo una lunga telefonata. Si sente dire che sarebbe stato accusato di avere soffiato alla giapponese Nomura la decisione del Cda di MPS, dal quale Rossi per la prima volta era stato escluso, di citarla in giudizio per perdite subite a seguito di un’operazione di alcune centinaia di milioni sui “derivati” (ancora finanzia creativa dell’epoca Mussari: serviva a fare il maquillage ai bilanci in perdita). La cosa avrebbe consentito l’immediata la contromossa della Nomura, ossia il deposito di una contro-denuncia. Fortunatamente MPS riesce a depositare la citazione al Tribunale di Firenze un quarto d’ora prima che lo faccia la Nomura a Londra: la causa rimane quindi in Italia. Comunque sia alla nefasta invadenza del Pd nel MPS va attribuito, almeno moralmente, anche questo triste fatto di cronaca nera. 

Dunque ora abbiamo Profumo. Cosa fa Profumo appena entrato nel ruolo e verificato in quale drammatica situazione si trovasse MPS: casse vuote, clienti in fuga, pessimi investimenti in finanza creativa cervellotica e perdite plurimiliardarie degli ultimi tre esercizi compreso l’attuale, crediti in sofferenza alle stelle (forse qualche decina di miliardi), titolo che vale neanche lo 0,3% di appena 10 anni prima? Promuove l’azione di responsabilità e risarcimento a carico dei protagonisti di tanto sfascio, magari anche contro le istituzioni statali (Bankit e Consob in testa) che nulla hanno fatto, come invece era loro compito istituzionale, per impedire o limitare i danni? E forse anche contro il Banco Santander per truffa, essendosi comportato da magliaro? Sicuramente si sarebbe rifocillata MPS forse fino a compensare i Monti Bond senza bisogno dell’aumento di capitale. E si sarebbe restaurato anche il valore delle vostre azioni. E magari anche meglio definiti gli “interessi e sollecitazioni esterne alla banca e ascrivibili in prima battuta al panorama politico locale e nazionale” di cui parla la Procura di Siena (ma forse è proprio questo argomento che non va portato alla luce, visto il ruolo di protagonista assoluto di un solo partito). E magari sarebbe anche venuta a galla la verità sulla generalizzata incauta erogazione del credito a partire dall’esposizione verso la Sorgenia di De Benedetti che ha 1,8 mld di debiti verso una quindicina di banche ma di cui verso il solo Monte 0,6mld, ossia un terzo del totale! Niente di tutto ciò! Profumo tra il 2012 e il 2013 ottiene la modifica degli statuti della banca e della fondazione per concentrare più potere nelle sue mani (il padrone della banca, la Fondazione, che acconsente che siano limitati i propri poteri sulla sua proprietà!). Il Pd, non solo nella Fondazione, ma anche in Consiglio comunale appare ormai sdraiato a zerbino davanti a Profumo.

E’ così che il gruppo bancario Monte dei Paschi sta passando in mano alla multinazionale finanza nera, quella anonima e incontrollabile del tipo che ha creato la grande crisi mondiale. La stessa Mansi, presidente della Fondazione, ha venduto il 6,5% a due finanziarie sud-americane restando col solo 2,5% (ha stretto un patto di sindacato con le due acquirenti che vale il 9% del capitale del Monte). Intanto la Blackrock, altro inquietante mostro della finanza USA, ha acquistato quasi il 6% del capitale, poi ridotto in questi giorni a poco più del 3%. Ora c’è il maxi aumento di capitale di 5 mld. C’è da pensare che Profumo percorra la stessa strada e che abbia già i necessari contatti con potenti finanziarie incontrollabili che con quei 5 mld avranno il 62,5% del capitale del Monte: padroni assoluti. E Profumo, per conto loro, padrone assoluto. 

Amici azionisti, non solo il vostro potere nella Banca sarà ridotto a livelli irrisori, come il valore del vostro investimento, ma anche quello dei vostri dividendi se e quando la Banca tornasse in profitto. Di più: sarete in balìa del più pericoloso dei poteri, quello della grande finanza amorale del mordi e fuggi: tutta l’attività della banca, come è già successo con Mussari, sarà orientata non al rafforzamento aziendale, ma solo al soddisfacimento dei loro bisogni. Farete la fine dei vasi coccio in un mare in tempesta di vasi di ferro. 

Bocciate il bilancio 2013 e con esso tutto il CdA del Monte. Fermate la peste rossa.

Beppe Grillo

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