LA MALEDIZIONE DEL GIORNO DOPO

I padri costituenti della Repubblica Italiana erano intellettualmente molto più avanti di questi novelli improvvisati politici col vizio delle riforme. Dopo aver visto e ascoltato con attenzione lo streaming dell’incontro tra Il M5S e il PD sulla legge elettorale, provo a focalizzare la mia analisi sul punto centrale attorno al quale Renzi ha sviluppato il suo discorso: la governabilità.

La stramaledetta governabilità. Il mantra che sento ripetere da tutti i politici italiani da quando mi interesso di politica, almeno 22 anni: la governabilità. Il più grande inganno della storia politica italiana. La famosa “seconda Repubblica” sarebbe dovuta nascere, dalle macerie di “tangentopoli”, proprio sotto il segno della governabilità, per la quale il popolo italiano, quasi all’unanimità, votò un referendum (pilotato da tutta l’informazione a reti e pagine unificate) per l’eliminazione del proporzionale e il conseguente passaggio al sistema maggioritario, che avrebbe dovuto risolvere tutti i problemi del paese. Personalmente votai NO a quel referendum perché avevo ragione: si utilizzava pretestuosamente il sistema elettorale come capro espiatorio di una politica indecente e criminale, che annidava il suo male nella abominevole cultura di dominio dei partiti e nella smodata dedizione all’interesse privato, in spregio di quello collettivo, di tutti i suoi più importanti esponenti.

Da allora non è cambiato nulla, come evidentemente rivela la cronaca giudiziaria e il maggioritario (che è un buon sistema elettorale, io NON sono contrario al maggioritario) non è mai stato applicato correttamente. La frammentazione politica della cosiddetta “seconda Repubblica” (mai cominciata) è stata ampiamente superiore a quella vista in precedenza nell’era del proporzionale puro e la stabilità politica, altrimenti detta governabilità, non è mai stata così forte come ai tempi della sempiterna DC, anche se il più longevo (in termini di continuità del mandato) Presidente del Consiglio è stato Silvio Berlusconi (conseguentemente longeva fu l’alleanza politica che lo sosteneva): il suo Governo fu l’unico della storia della Repubblica a durare un’intera legislatura, dal 2001 al 2005.

Adesso ci risiamo: Renzi chiede governabilità. Chiede che il giorno dopo le elezioni si sappia chi ha vinto. Come se il “sapere” chi ha vinto e non la “qualità” di chi ha vinto non sia dirimente. Il caso di Berlusconi che citavo, ne è la dimostrazione oggettiva. Renzi ha ripetuto questo concetto per quasi tutto il tempo che ha parlato al tavolo con il M5S. Per “chi ha vinto” Renzi intende chi governa. Proprio così, chi sarà il Presidente del Consiglio dei Ministri e quali partiti sosterranno il suo Governo. Come accade con i sindaci, dice sempre Renzi. Ecco, vediamo allora la montagna di enormità costituzionali contenute in questo inganno continuato, che io considero il più grande attacco eversivo all’ordine democratico del nostro paese, perpetrato ormai da anni e che, secondo me, rivela la miserabile ignoranza di una classe dirigente vergognosamente inadeguata.

Secondo la Costituzione della Repubblica Italiana, la politica si basa su maggioranze che si formano in seno al Parlamento. Il Governo è “Esecutivo” di quello che il Parlamento decide. Il Parlamento è l’Istituzione centrale e principale della Repubblica Democratica, come è ovvio che sia. La divisione dei poteri prevede che i tre poteri siano Legislativo, Esecutivo e Giudiziario. Il Parlamento fa le leggi, quindi decide, il Governo mette in atto le leggi, quindi esegue.

Il Governo è amministrativo. E’ il vertice della Amministrazione dello Stato, come dice la Costituzione. In realtà l’iniziativa legislativa appartiene anche al Governo, ma per argomenti specifici ai quali è stato delegato dal Parlamento e nei casi di necessità ed urgenza, per i quali può emanare dei decreti legge, che però devono essere approvati dal Parlamento per diventare delle leggi dello Stato vere e proprie.

Attraverso un colpo di stato permanente atto ad accentrare il potere nelle mani di poche persone facenti capo ai partiti politici e togliendolo dalle mani dei cittadini, in spregio dei principi fondamentali della Costituzione democratica, i partiti, da decine di anni, accentrano il vero Potere nelle mani del Governo (e quindi di poche persone di loro fiducia), svuotando il Parlamento delle sua principale prerogativa democratica.

Il gioco è semplice, basta che le maggioranze parlamentari deleghino al Governo le leggi sulle materie principali o gli diano la possibilità di fare decreti su tutto il possibile, magari contenenti le più svariate materie e sui quali mettere la fiducia. L’attività parlamentare, quindi, si riduce alla approvazione delle iniziative del Governo, con pochi spazi di manovra su questioni spesso non prioritarie nell’agenda politica.

Con questo si cede alla colonizzazione culturale statunitense (per cui si vorrebbe un sistema bipolare in un paese che bipolare non è) e si va incontro alle richieste dell’Europa, il cui Consiglio, l’organo principale della politica europea, è fatto dai premier dei vari paesi e ha quindi bisogno di premierati forti. Così, “la più bella del mondo”, parafrasando Roberto Benigni sulla nostra Costituzione, viene violentata nella sua intima essenza e sprofonda l’Italia in un regime anti-democratico e semi-libero, quale è. Applicando correttamente il nostro ordinamento costituzionale, non è necessario sapere “chi ha vinto”, semplicemente perché, per la nostra Costituzione, non si gioca una partita.

Non c’è qualcuno che vince e qualcuno che perde. Questa visione sportiva della politica, mutuata dagli Stati Uniti, è antidemocratica e mediocre, trasforma gli elettori in tifosi e rende i cittadini dei servi obbedienti. Alla partecipazione attiva, razionale ed informata del popolo nella gestione della vita democratica del paese, si sostituisce l’adesione acritica, illogica, emotiva e disinformata ai partiti e ai loro leader. Esattamente come avviene negli Stati Uniti, lo Stato democratico diventa una tirannia con il consenso. Il modo più efficace per togliere il potere al popolo in modo stabile e duraturo. A ben guardare, la nostra Costituzione non prevede che la sfiducia al Governo si trasformi in elezioni anticipate. Lo diventa spesso se consideriamo quello che ho prima sottolineato.

Per la nostra costituzione si deve fare quello che propone il M5S: si presentano disegni di legge su materie specifiche, si discutono senza preconcetti valutando caso per caso l’utilità pubblica delle norme che si vogliono introdurre e poi si votano. Il Governo applica le norme decise e votate a maggioranza dal Parlamento, senza giochini di alleanze, coalizioni, promesse, spartizioni di interessi, lobby. La buona politica si fa così. E così prevede , nei suoi intenti, la Costituzione della Repubblica. Alla radice della “maledizione del giorno dopo”, che ovviamente ha colpito anche Renzi, sta quindi questo grande inganno della “governabilità” che deturpa il volto della nostra Costituzione, di cui tutti siamo più o meno vittime e carnefici, inclusi soprattutto i politici che cavalcano le istituzioni repubblicane, disonorandole, nel migliore dei casi per la loro ignoranza e inadeguatezza.

Paragonare l’azione del Parlamento e del Governo, a quella delle amministrazioni locali, come fa Renzi, ad esempio, è un indicazione chiarissima della stupidità o malafede di questa classe dirigente. La ragione profonda è sempre la stessa: i partiti vogliono continuare ad esercitare il loro dominio incontrastato sulle istituzioni e finché i cittadini continueranno a dargli la loro fiducia, un reale cambiamento della politica italiana, non sarà possibile. Il M5S è qui con questa missione: sconfiggere la maledizione del giorno dopo. Non si fermerà.

Diego Piccioli

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