...perché Siena, la nostra meravigliosa città, merita di essere una città a 5 stelle

Graziare le banche, non i banchieri !

La banca non è un’impresa normale. C’è il problema del risparmio, ossia del denaro depositato dai risparmiatori, che verrebbe distrutto in caso di fallimento. Non c’è bisogno di mettersi nei panni di una famiglia che improvvisamente e a tradimento perde i risparmi di una vita, per capire la drammaticità della questione. E’ quindi a buona ragione che la nostra Costituzione pone il risparmio sotto tutela della Repubblica (art. 47). Ma non basta. C’è il problema dei debitori della banca, ossia degli affidati, a cui la procedura fallimentare della banca imporrebbe subito il rientro dagli affidamenti. La gran parte di essi, imprenditori o società imprenditoriali, costretti coattivamente a rientrare dagli scoperti di conto corrente, fallirebbero con effetti devastanti sul territorio sia sul piano economico che occupazionale.

L’intervento dello Stato per salvare dal fallimento una banca o un sistema bancario, quando si sia inutilmente esperito ogni altro mezzo di salvataggio, non è dunque la cosa vituperabile di cui spesso si legge in Italia. Quello che invece è assolutamente intollerabile è che lo Stato, a cui il suddetto art. 47 conferisce anche il compito di disciplinare, coordinare e controllare l’esercizio del credito, non solo si lasci sempre sorprendere dalle crisi bancarie, ma una volta chiamato a colmare i buchi, non indaghi sui motivi del dissesto e, se individuate responsabilità personali, non provveda secondo la legge.

Prendiamo il caso del Monte dei Paschi. Banca più antica del mondo, all’atto della privatizzazione (1995) era la quarta o quinta d’Italia, all’incirca la sessantesima o settantesima del pianeta, ma tra le grandi banche in assoluto anche la più solida, la più liquida e la più patrimonializzata d’Europa. In soli 17 anni è stata ridotta nelle condizioni che sappiamo. Calcoli di massima, ma non per questo meno attendibili, parlano di almeno 15 miliardi di euro bruciati. Si tratta di ricchezza pubblica, ossia della comunità. La comunità ha quindi subito un danno. Come se non bastasse la comunità, ossia il contribuente, è ora chiamato a pagare ancora (quei due miliardi promessi in maniera del tutto pacifica da Monti, come sottoscrizione di obbligazioni e/o nuovo capitale, non sono soldi suoi, ma nostri) per impedire la rovina totale della già gloriosa istituzione. Perché quei 15 miliardi, se non più, sono una cifra pazzesca: una simile perdita metterebbe in ginocchio uno stato di medie proporzioni in una situazione di normalità, figurarsi una città o una Regione o un Paese come il nostro nella situazione attuale. E i banchieri del Monte, responsabili di una simile disfatta, la faranno franca? Perché questo è il problema: non preoccupa tanto la “generosità” dello Stato verso le banche ma quella verso i banchieri, ormai certi dell’impunità. Un motivo di più per “rivederci in Parlamento”.

Movimento Siena 5 Stelle
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