...perché Siena, la nostra meravigliosa città, merita di essere una città a 5 stelle

Siena 5 Stelle è contro ogni tipo di mafia !

Anche a Siena c’è la mafia. La mafia è ovunque ci siano soldi, potere e clientele. E certo Siena, di questi vizi, ne è una degna rappresentante. Il Movimento Siena 5 Stelle è da sempre contro la mafia, qualsiasi forma abbia; contro la cultura mafiosa; contro la mentalità mafiosa; contro gli “amici” degli “amici“. Senza riserve; a muso duro. Siamo con le vittime della mafia; con i familiari delle vittime della mafia; con i Magistrati e le forze dell’ordine che combattono la mafia; ma soprattutto ed incondizionatamente con le associazioni della società civile, i cittadini, che si battono senza paura a proprio rischio contro tutte le mafie. Siamo anche con Libera e con tutte le sue iniziative, che sono parte immanente dei nostri valori !

Proprio per questo, quando vediamo intrecciarsi gli interessi dei partiti con le nobilissime iniziative di questa società civile che noi vediamo come modello, non posiamo tacere. Per il rispetto che abbiamo di loro e delle loro battaglie, che sono anche le nostre.

Siamo con Don Ciotti e con Libera e acquistiamo i prodotti derivati dalle terre confiscate alle mafie.

Le illazioni della sig.ra Vigni, oltre che gratuite e destituite di ogni fondamento, denotano un chiaro tentativo di demonizzare il Movimento Siena 5 Stelle, che non sarebbe mai nato se dell’etica, del rispetto della volontà dei cittadini, del rispetto delle istituzioni, della lotta ad ogni forma di illegalità e di abuso di posizioni dominanti, i partiti tradizionali si fossero fatti porta bandiere in questo quarantennio buio, che ha portato lo scollamento totale fra partiti e società civile. Ogni altra illazione è nauseabonda e vigliacca dialettica di partito che non ci riguarda ma, se ne avesse voglia, la sig.ra Vigni ci potrebbe spiegare perché “Libera Terra” di Siena ha sede in Via Aldo Moro 16, presso la Legacoop di Bologna, che con il placet del ministro Squinzi da ieri ha le porte spalancate per entrare in Confindustria dicendo addio al modello consociativo applicando contro i suoi dipendenti la riforma Fornero che elimina i già pochi diritti sul lavoro.

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