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Mozione per contrastare l’uso di termini inglesi, sostitutivi di equivalenti termini italiani

Ai componenti della Giunta comunale
Al presidente del Consiglio comunale
Siena

Siena, 4 aprile 2014

Oggetto: mozione per contrastare l’uso di termini inglesi, sostitutivi di equivalenti termini italiani

PREMESSO CHE

  • L’italiano è una delle lingue più prestigiose e famose del pianeta soprattutto perché dal suo formarsi e per alcuni secoli è stata la massima protagonista nella fondazione e formazione del pensiero politico occidentale;
  • Una decina di anni fa l’accademico e insigne italianista prof. Tullio De Mauro, quando era ministro della Pubblica istruzione nel governo di Giuliano Amato (2000/01), irritato dai ripetuti allarmi che salivano dagli strati più sensibili dell’opinione pubblica a causa del progressivo inquinamento della nostra lingua da parte dell’inglese, in una trasmissione radio reagì con arroganza, senza accorgersi che volendo negare quel fenomeno ne confermò la reale pericolosità. Infatti disse, con sconcertante sicumera, che l’italiano non solo non correva alcun rischio, ma era più saldo che mai perché, aggiunse, al massimo l’inglese sarebbe diventato la lingua franca e aulica – come il latino di una volta, precisò – e l’italiano sarebbe rimasto la lingua volgare normalmente parlata e scritta. Non si accorse che, come allora era stata la lingua nuova, l’italiano, a spodestare la vecchia, il latino, anche ora è il nuovo, l’inglese, che sta lentamente, ma in un crescendo continuo e inesorabile, sostituendosi all’italiano e che quest’ultimo alla lunga scomparirà, com’è scomparso il latino: non poteva esserci conferma più autorevole di questa che in futuro potrebbero non esserci più parlanti l’italiano, come non ci sono più parlanti il latino;
  • Peggio di lui sta facendo la sua omologa attuale, la ministra Giannini. Non si è ancora spenta l’eco della recente ricerca OCSE che, tra i 57 paesi più sviluppati, classifica gli studenti italiani al 36° posto per molti aspetti dell’apprendimento, ma soprattutto per quello della comprensione di un testo. Insomma non sanno l’italiano. Eppure la ministra, com’è noto, ha annunciato non che incentiverà l’insegnamento dell’italiano come sarebbe successo in un paese normale, ma che invece introdurrà nelle scuole elementari l’insegnamento dell’inglese da parte di insegnanti di “madre lingua”, ossia insegnanti anglosassoni che notoriamente sono tra i più preparati del mondo. Insomma le prossime generazioni parleranno meglio l’inglese dell’italiano. A quel momento la nostra lingua sarà già sull’orlo dell’estinzione: la parleranno i vecchi, poi più nessuno.

PRECISATO CHE

  • I sottoscrittori della presente mozione non hanno alcun pregiudizio circa l’adozione di termini stranieri nella nostra lingua, visto che essa stessa, forse addirittura per il 50%, è il risultato di un millennio e mezzo di contaminazioni da parte di altre lingue: oltre al latino, ovviamente, e ai dialetti anche greco, arabo, idiomi barbarici e poi spagnolo, francese e inglese). Ma in passato si è sempre trattato dell’adozione di termini che non solo non avevano il corrispettivo nell’italiano ma che venivano anche italianizzati (vedi treno, dal francese train a sua volta dal latino trahere) , mentre oggi succede che look, trend, question time, extralarge, soft, feeling, okay, ticket, spending review , jobs act, ecc., vengano ufficialmente addottati così come sono e sostituiscano termini nostri equivalenti, per giunta con esiti di irresistibile comicità. Se il Thanksgiving day è la festa americana del Ringraziamento, allora il Crime day e il Tax day, indetti anni addietro rispettivamente da Fini e Berlusconi per protestare contro la criminalità e le tasse, sono la Festa del Crimine e la Festa della Tassa, come c’è la Festa del Papà e la Festa di San Valentino. E talvolta questo vizio può essere eticamente inaccettabile, come quando una banca come il Monte dei Paschi, con l’avvento di un Direttore generale provinciale, divide i suoi clienti in tre classi, con tanto di targhe affisse al muro: family (i poveri), affluent (i ricchi) e core business (i ricchissimi); 
  • Non siamo animati da sentimenti di stupido orgoglio nazionale e neanche di estetica o mero buon gusto (che pure non guasterebbero), ma ci allarma e inquieta la gratuita cultura del servilismo e della sudditanza ai padroni dell’impero che questo fenomeno sottintende. Il servilismo è uno dei vizi tipici che ci viene attribuito proprio in quanto Italiani. Un popolo asservito, ossia costretto con la forza a sottomettersi, può sempre ribellarsi, ma chi si sottomette di propria spontanea volontà e addirittura con compiacimento non ha speranza di riscatto, non ha futuro, perché il servo felice di esserlo sarà servo per sempre;
  • Bertrand Russell diceva che il nazionalismo politico è ripugnante perché sfocia nel fascismo, ma il nazionalismo culturale ha diritto di essere difeso e sostenuto da ogni popolo degno di questo nome;
  • La lingua è l’espressione più alta di ogni cultura ed è il motivo fondamentale per cui noi Italiani ci sentiamo Popolo, un popolo distinto da ogni altro. Senza di essa si diventa un popolo coloniale di un impero lontano, come quei popoli del terzo e quarto mondo che hanno dovuto rinunciare alle proprie lingue per adottare, a seconda dei casi, l’inglese, il francese, lo spagnolo, il portoghese e anche il russo e il cinese;

SOTTOLINEATO CHE

  • Il nordamericano Jared Diamond è antropologo, geografo e storico della prestigiosa University of California di Los Angeles, nonché autore del più appassionante libro degli ultimi decenni (Armi, acciaio e malattie, 1997 ) dove ha spiegato come nessun altro i “come” e i “perché” dei 13 mila anni di storia dell’umanità. Parla una dozzina di lingue e in modo invidiabile anche la nostra. Il 19 marzo c.a., ospite di Radio3Scienza, evidentemente conoscendo bene i suoi polli, ha ironicamente posto la provocatoria condizione che si parlasse solo italiano senza una sola parola o sillaba (sic!) d’inglese: un sostanziale schiaffo morale al nostro “vizietto”;

RILEVATO CHE

  • Questa nostra Città, correva il 1309, è stata la prima in Italia (e forse anche oltre) a tradurre il proprio corpus di leggi, il Costituto, dal latino al volgare, incatenandone una copia all’ingresso del Palazzo pubblico affinché “la povara gente che non sa di gramatica”, potesse leggere e trascrivere ciò che le interessasse;
  • e che è stata anche la prima nel ‘500 a istituire un corso di lingua italiana;

CONSIDERATO CHE

  • Questo è un paese libero e chi vuole abbandonare la lingua dei padri ha assolutamente il diritto di farlo. Ma la politica e le sue istituzioni non sono libere. Nel XIII secolo, dall’Umanesimo nato nelle università dei liberi comuni dell’Italia del centro-nord, fu enunciato il principio fondante di quell’Occidente che oggi conosciamo: il potere non appartiene all’imperatore o ai principi, ma al popolo (allora furono coniati i termini “populus sibi princeps”, il popolo principe di se stesso, e “sovranità popolare”, un provocatorio ossimoro: la sovranità attiene infatti al sovrano). Per cui fu addirittura teorizzata anche l’elezione popolare del Papa (con conseguenti persecuzioni a quegli incauti teorici). Da allora la politica e le sue istituzioni non furono più libere ma dipesero, almeno sul piano dottrinario, dal popolo;
  • Con questa mozione noi pensiamo di interpretare la volontà della stragrande maggioranza del popolo senese (pronti, se necessario, a ricorrere al referendum popolare);

TUTTO CIO’ PREMESSO

il Consiglio comunale impegna il Sindaco e la sua Giunta affinché il Comune di Siena, ancora una volta il primo in Italia, e tutti gli organismi, enti e aziende da esso dipendenti o controllati, si diano la regola – che neanche la Costituzione italiana si è data – che la lingua ufficiale del nostro Comune è l’italiano e che si ricorrerà all’uso di termini in lingue straniere solo se non italianizzabili e solo se non esistono in italiano vocaboli o locuzioni equivalenti, nonché nel caso, ovviamente, di redazione di documenti o atti rivolti a cittadini o enti stranieri.

Mauro Aurigi
Michele Pinassi

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