COMUNICATO STAMPA – Mafia in Toscana: un tabù da abbattere

La Toscana non è terra di mafia ma la mafia c'è

“Immaginate di essere il commercialista dei Narcos Colombiani. Siete nel vostro quartier generale di Medellín e dovete studiare il modo di riciclare in maniera pulita l’immensa mole di denaro che deriva da narcotraffico. Quindi dovete scegliere un luogo dove far transitare e lavare questo flusso di soldi sporchi ed alla fine optate per la Toscana, precisamente nel distretto dell’oro di Arezzo…”

Questa suggestiva metafora del Senatore Giarrusso, in realtà tratta da reali episodi di cronaca giudiziaria, dovrebbe portarci tutti ad una domanda: perché la Toscana? Perché proprio Arezzo o Firenze?  Se qualcuno accostasse la nostra Toscana alla mafia, alla criminalità organizzata, la prima istintiva reazione sarebbe quella di dire “no, non è vero!”, di negare, di pensare che sia solo un’invenzione giornalistica o politica. In realtà la mafia in Toscana c’è, e quando si afferma il contrario è perchè non la si vuole vedere.

E’ una mafia che non spara – in Toscana abbiamo avuto solo due omicidi di mafia (quello di Ciro Cozzolino per mano della camorra e quello di Giuseppe Raucci per mano di persone legate alla ‘ndrangheta) – ma che comunque influenza negativamente il tessuto socio-economico del nostro territorio in quanto il suo obiettivo primario non è uccidere, ma quello di fare affari, di portare guadagno alle organizzazioni criminali.

E’ questo il riassunto di quanto si è detto nell’incontro organizzato Venerdì 29 settembre dai consiglieri regionali del M5S a Firenze, coordinati da Gabriele Bianchi, nell’Auditorium del Palazzo della Regione Toscana, al quale hanno partecipato anche alcuni attivisti del gruppo Siena 5 Stelle.

Con la moderazione ad opera del giornalista d’inchiesta Paolo Borrometi, che dal 2014 vive sotto scorta dopo aver denunciato i fatti di mafia dei piccoli comuni siciliani, numerosi ospiti hanno preso la parola, volendone citare solo qualcuno: Valter Rizzo (giornalista, autore con Rai 3 dell’inchiesta “Toscana nostra”), Pietro Suchan (Procuratore Capo di Lucca), Ettore Squillace Greco (Procuratore Capo di Livorno), Salvatore Calleri (Presidente della Fondazione Caponnetto), Angelo Corbo (poliziotto superstite della Strage di Capaci), l’associazione Libera-Toscana e tanti altri, oltre alla presenza dei parlamentari del M5S in Commissione Giustizia, il Senatore Mario Michele Giarrusso ed il Deputato Alfonso Bonafede.

Il quadro che ne è uscito merita l’attenzione di tutti: in Toscana non siamo al livello di altre realtà, ma proprio per questo non bisogna sottovalutare il fenomeno per evitare che si espanda inesorabilmente. Diversi tentativi di infiltrazione fanno capire come la Toscana sia terra appetibile: si parla di aziende colpite da interdittive antimafia che vincono appalti, di traffico di stupefacenti, di legami con la massoneria deviata, di commercio ed occultamento di rifiuti tossici, di estorsioni, di mafia cinese e tanto altro. Oltre agli inevitabili rapporti con le banche: è stata citata l’intervista ad un ex funzionario di Banca Etruria che in tempi non ancora sospetti raccontó di quando gli era stato chiesto di concedere un finanziamento di 5 milioni di euro ad un soggetto che lui sapeva essere collegato alla criminalità organizzata e non aveva i requisiti per ottenere un prestito; dopo averglielo quindi rifiutato ha trovato nei mesi successivi quello stesso finanziamento – che alla fine era stato concesso da altri – tra le sofferenze della banca. Intervista che non destò alcuno scandalo, come fosse normale.

Oltre alle inchieste giudiziarie, a quelle giornalistiche e al fondamentale lavoro dell’associazionismo antimafia, ci sono anche altri documenti ufficiali. Ad esempio il rapporto della Scuola Normale di Pisa, commissionato dalla Regione, che parla del riciclaggio di denaro, del traffico di stupefacenti nel porto di Livorno, di usura, di sfruttamento della prostituzione, del caporalato e del lavoro irregolare con proprio il territorio Senese più esposto di altri territori per questi due ultimi fenomeni.

Insomma: “La Toscana non è terra di mafia, ma la mafia c’è”, come diceva lo scomparso giudice Antonino Caponnetto e come inizia il report della Normale di Pisa. E’ un problema che riguarda tutti noi direttamente ed è nostro dovere informarci e tenere gli occhi aperti per monitorare la situazione ed evitare che le associazioni mafiose possano proliferare nella nostra bellissima Regione. Non facciamo il gioco della mafie, non facciamo finta di niente. Ribelliamoci.

MoVimento Siena 5 Stelle

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